Yonder: The Cloud Catcher Chronicles - Recensione

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Yonder: The Cloud Catcher Chronicles - Recensione

Tra incontri di arti marziali, gare a rotta di collo o momenti di pura ansia nelle arene di uno dei tanti Battle Royale pubblicati su Steam, c’è sempre bisogno di relax, di una breve vacanza dall’azione. Per quei momenti c’è Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, una produzione indipendente di Prideful Sloth in cui l’obiettivo è estremamente semplice: pulire l’oscurità dal pianeta. Non uccidendo ma bensì ritrovando le fate, piccole e dolci creaturine capaci di allontanare la malvagità con la magia. In Yonder non c’è infatti violenza, solo paesaggi bucolici, buffi animali, personaggi molto amichevoli e lunghissime passeggiate.


Pronti all'avventura!

Link?
Il gioco inizia col botto, aprendosi nel bel mezzo dell’oceano, a bordo di un galeone diretto verso l’isola di Gemea. Nonostante il mare sembri pacifico, la situazione precipita velocemente, provocando il naufragio del protagonista e del resto della ciurma della nave. Risvegliatosi all’interno di una grotta sulla costa, il protagonista dovrà risalire la galleria fino a ritrovarsi davanti ad un panorama spettacolare: vaste pianure coperte di alberi ed erba di color verde vivido, animali intenti a pascolare tranquillamente ed una sorta di atmosfera quasi paradisiaca. Da lì, si è completamente liberi di intraprendere la propria strada, che sia quella di seguire la trama principale che di dedicarsi ad una delle altre attività disponibili.


Sono rimasto almeno 10 minuti buoni nel mare a godermelo

Da giocare sulla sdraia
Non c’è ombra di dubbio che le prime ore di gioco di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles siano le migliori. Dopo aver mosso i primi passi in questo nuovo mondo e aver fatto amicizia con la prima fata (una creaturina simil-peluche) è possibile dedicarsi al vero centro nevralgico del gioco: l’esplorazione. Come infatti ho già accennato, nonostante l’estetica ed i personaggi rimandino a Zelda, Yonder è un titolo rilassante, con nessun tipo di combattimento, nessun pericolo e pochi puzzle da completare. Al contrario, la mappa è enorme, non vi sono mezzi per muoversi velocemente e sta al giocatore trovare la stradina di montagna per poter accedere ad una zona altrimenti inaccessibile. Vi sono anche pochissimi punti per il teletrasporto ma l’utilizzo che se ne fa è minimo, alla fine dei conti sarà sempre il giocatore a dover cercare la strada per completare una delle tante fetch quest disponibili. Non mancano certamente missioni più complesse, in cui il giocatore è costretto a trovare un modo per raggiungere l’obiettivo della missione, come ad esempio trovare i materiali per costruire una bomba in grado di sgombrare l’accesso ad una caverna, ma ciò non cambia che Yonder non è pensato per essere impegnativo.


La grafica è davvero impossibile da criticare.

L'apparenza inganna
Per molti versi si potrebbe descrivere Yonder: The Cloud Catcher Chronicles come una sorta di versione 3D di Stardew Valley. D’altronde non si fa altro che pescare, raccogliere legno ed altre risorse, costruire attrezzature o aiutare i vicini, senza considerare la possibilità di possedere una o più fattorie, con tanto di coltivazioni e allevamenti di animali. Sfortunatamente, nonostante l’esperienza possa risultare di primo acchitto simile, c’è una sostanziale differenza tra questi elementi. In Yonder, possedere una fattoria con decine di coltivazioni, alberi e groffoli da latte (animali simili a bisonti), ha la stessa effettiva utilità di pescare. Non c’è interazione, non c’è varietà, la fattoria non è altro che un metodo automatizzato di produrre risorse nel tempo, una sorta di banca in grado di riempirsi piano piano.
Questo lascia quindi Yonder in una situazione ambigua in cui progredendo nel gioco, nonostante all’apparenza sembri ricco di contenuti ed elementi in grado di cambiare permanentemente il mondo, si scopre lentamente che oltre l’esplorazione e i bellissimi scorci visivi, non c’è molto, e che l’impatto del giocatore sull’isola sono davvero minimi.


Mi ricorda un altro gioco...

Scelte sbagliate
Questo certo non vuol dire che Yonder: The Cloud Catcher Chronicles sia un brutto gioco, è anzi ottimo per rilassarsi, ma la probabilità che si riesca ad arrivare fino in fondo all’esperienza di gioco è davvero minima.
Un encomio particolare va però alla traduzione italiana, che con adattamenti quali Cesporcello e Perdincibacca non ha potuto non strapparci un sorriso.


Tempesta in arrivo



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