The Surge - Recensione

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The Surge - Recensione

From Software ha oramai confermato da tempo l'assoluto disinteresse nel fare seguiti alla serie di Dark Souls o affini, ma questo non vieta ad altri di prendere il loro posto almeno spiritualmente. Oltre infatti al recente Nioh, esclusiva di PS4, i fan possono mettere le mani su The Surge, il nuovo Souls-Like di Deck13, gli stessi sviluppatori dietro a Lords of Fallen.


Sfortunatamente anche i mini-boss sono pochi e ripetuti.

La svolta più interessante di questo “Souls-like” è sicuramente l'ambientazione. Dopo infatti un ricorrente tema fantasy/medievale, sia da parte di From Software che eventuali imitatori, Deck13 ha deciso di fare un passo in più, portando l'intero design tipico del genere in un futuro distopico, oramai sulla soglia della distruzione in seguito ad un incidente tecnologico su scala mondiale. Spade ed armature vengono quindi sostituite da staffe elettrificate e impianti robotici, con un protagonista paraplegico capace di camminare solamente grazie all'esoscheletro che lo sorregge. Una scelta narrativa che ammetto mi è piaciuta molto, sia per la scarsità di handicap nell'industria videoludica che per l'ambientazione stessa, a prima impatto molto interessante. Certamente non è sempre oro quello che luccica, ma una cosa è certa: che vi sia piaciuto o meno Lords of The Fallen, The Surge rappresenta un prodotto nettamente migliore.


"La violenza ci piace sempre".

Già dalle prime ore di gioco è chiaro come gli sviluppatori abbiano imparato molto dagli errori commessi su Lords of The Fallen. Le influenze della serie di From Software sono infatti molto più massicce, diffuse sotto praticamente ogni elemento del gioco. Il gameplay, ad esempio, trasmette una sensazione decisamente migliore, con movimenti più reattivi ed animazioni più fluide; la dinamica sfortunatamente è ancora rallentata da un eccessiva quantità di HP del nemico, ma nulla che si avvicini al livelli estenuanti di Lords of The Fallen. Il sistema combo non è proprio dei più precisi, con una coda di mosse davvero troppo lunga, ma riesce comunque a incatenarvi allo schermo durante le prime ore di gioco.
Lo stesso level design della prima area di gioco è la chiara dimostrazione di quanto Deck13 abbia svolto i compiti a casa. Partendo da un corridoio iniziale l'area inizia a svilupparsi a “ragnatela” non appena si raggiunge il primo “hub” del gioco (il classico focolare in cui salire di livello o potenziare l'equipaggiamento). Almeno per quanto riguarda la prima area di gioco il design è davvero molto simile ad un Dark Souls, con diverse scorciatoie a fungere da checkpoint ma un solo hub a livello. Il problema nasce andando avanti, quando l'ispirazione diventa esagerazione.


Graficamente non c'è veramente nulla da criticare.

Nell'ispirarsi a Dark Souls, Deck13 ha tuttavia preso un po' troppo alla lettera gli elementi principali della serie, dimostrando di non essere in grado di gestire tale livello di profondità. L'intera esperienza di The Surge è infatti afflitta da uno sbilanciamento degli elementi di gioco, a partire dalla difficoltà fino alla distribuzione dei contenuti stessi. Il level design arzigogolato e con tante scorciatoie a fungere da checkpoint diventa caotico e confusionario quando di scarsa qualità. Per lo stesso discorso anche la difficoltà può diventare semplice frustrazione se mal calibrata. Per fare un esempio, durante la prima area di gioco, probabilmente la più piccola, il design ancora funzionava ma i nemici sono tutti in grado di uccidere quasi con un colpo, come se volessero mandare un guanto di sfida alla “presunta” difficoltà di Dark Souls (che mi oppongo a considerare un gioco difficile, quando esistono esempi peggiori). Tanto è la voglia di renderlo difficile che verso la fine del gioco vengono introdotti dei nemici in grado di uccidere con un colpo, sempre, tanto perché la difficoltà non era già abbastanza artificiale.
Allo stesso modo, nelle aree successive del gioco, i livelli cominciano a presentarvi una dopo l'altra decine e decine di stanze, vicoli ciechi e corridoi nascosti, creando un quantitativo vergognoso di scorciatoie ed alternative. Complice poi l'assoluta ripetitività degli ambienti, è facile capire quanto sia possibile perdersi. Se poi si considera che una volta morti si hanno due minuti per recuperare i rottami (le anime), il quadretto della disperazione è completo.
Nonostante questo e nonostante la scarsa varietà, come ho già detto, il gioco è divertente e la stessa area che mi ha fatto dannare mi ha anche incatenato allo schermo per diverse ore.


Il secondo boss è estremamente semplice rispetto al primo.

Ovviamente, oltre a prendere elementi da Dark Souls, The Surge ha anche del “proprio”. La gestione dei livelli è interamente basata sul nucleo dell'esoscheletro, per cui spendendo rottami aumenta l'energia stessa del nucleo, aumentando il numero di impianti che è possibile installare. Con questo sistema praticamente è possibile modificare la propria build in qualsiasi punto del gioco in base alle necessità, anche rivoluzionandola completamente. Ci sono impianti per aumentare la salute o la stamina, impianti che si comportano molto similmente a delle pozioni di cura o anche impianti con ablità speciali.
L'altra meccanica originale e ancora più interessante è la possibilità di mirare ad una delle diverse parti del corpo del nemico, scegliendo tra testa, torace, le due braccia e le gambe. Ogni nemico ha infatti delle parti corazzate, come tra l'altro in Lords of The Fallen, che il giocatore può tagliare via tramite un animazione particolarmente cruenta per ottenere l'equipaggiamento o i materiali necessari per potenziarlo. Nel caso in cui vogliate quindi “grindare”, impiegherete più tempo a uccidere l'avversario, mentre se invece siete di fretta o non vi serve nessuna delle parti il tempo è dimezzato.

Insomma, le idee ci sono, la tecnica “quasi”. Probabilmente avrei preferito una maggiore varietà di nemici o di boss (solamente cinque), ma nel complesso il gioco funziona e – per buona parte – è capace di divertire. Non rimane altro che sperare in un seguito più maturo.


Non mancano suggestive sezioni al buio (per carità trovate il generatore prima di farle).



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