The Evil Within 2 - Recensione

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The Evil Within 2 - Recensione

Pubblicato proprio di Venerdì 13, celebre data resa famosa dall’omonima saga cinematografica, The Evil Within 2 si prende in carico un compito particolarmente difficile: risollevare le sorti di una serie che nonostante le buone qualità non riuscì ad essere apprezzata completamente a causa di una storia con poco mordente, priva di personaggi interessanti, ed un gameplay non sempre reattivo. Come se non bastasse, in The Evil Within 2, Shiji Mikami ha abbandonato il suo ruolo, affidando lo sviluppo del gioco a a John Johanas. Riuscirà nell’impresa?


Giornata dal dentista

Ritorno a STEM
Dopo gli eventi a Beacon, il primo capitolo della serie si interrompe con un protagonista, il detective Sebastian Castellanos, oramai allo stremo delle forze, psciologicamente provato e tormentato dalle visioni di sua figlia Lily, oramai deceduta. È l’agente Kidman che con una rivelazione riesce ad accendere in lui una piccola luce della speranza: sua figlia è ancora viva ed è tenuta prigioniera dalla compagnia Mobius per poterne fare ulteriori esperimenti sul programma STEM. Un marchingegno frutto dell’acutezza del genio umano, capace di connettere le menti umane e trasportare in una realtà alternativa. Ovviamente è qui che la dimensione virtuale inizia a crollare, lasciando a Sebastian il compito di ripulire il tutto.
Non si tratta tuttora di una trama particolarmente interessante, ma – rispetto al passato – viene data maggiore attenzione alla caratterizzazione dei personaggi, oltre a rendere la storia più comprensibile e facile da seguire.


Lo stealth è quasi mandatorio per completare il gioco.

Open world ma non troppo
Uno dei cambiamenti più importanti di questo sequel diventa evidente dopo le prime ore di gioco. Dopo una lunga sequenza introduttiva piuttosto lineare, in cui il giocatore è obbligato a navigare attraverso una serie di corridoi claustrofobici, ci si ritrova improvvisamente a Union, una piccola cittadina semi-open world. Nonostante la direzione in cui procedere sia sempre molto chiara, è possibile esplorare la città liberamente, uccidendo nemici e completando missioni secondarie. Sfortunatamente il design della città, che non è poi tanto grande quanto sembra, non sempre si rivela interessante, ma aiuta ad offrire quella sensazione di libertà che verrà poi a mano a mano ridotta, in favore di ambienti sempre più oppressivi.
Si tratta comunque di sezioni molto importanti per il gioco, dato il rinnovato interesse degli sviluppatori verso l’aspetto “survival” del genere horror. In The Evil Within 2, molto similmente ai primi capitoli di Resident Evil, è importante non sprecare mai un colpo, cercando continuamente nell’ambiente per nuove risorse o munizioni, ma anche sfruttando intelligentemente le meccaniche stealth, ora molto più significative che in passato, oltre che soddisfacenti, con un ottimo sistema di copertura dinamico.

Ritmo incalzante
Fortunatamente, il gioco alterna perfettamente sezioni simili a quelle più tradizionali e lineari, dando il meglio di sé nella seconda parte del gioco. Più si procede nelle sezioni lineari, più il design degli ambienti e delle creature inizia a contraddistinguersi. Più ci si avvicina alla fine del gioco, più si accelerano i tempi di gioco. Un’esperienza di gioco che a differenza di molti titoli cerca di mantenere l’attenzione del giocatore durante le fasi finali della storia, più che quelle iniziali. La stessa creatività si estende anche ai vari scontri con i boss presenti in gioco, non sempre difficili come si potrebbe sperare, ma divertenti e distinti da dei design particolarmente originali.


Uno dei design più interessanti della serie.

Mikami chi?
John Johanas è quindi riuscito a prendere le redini della serie con successo, senza alterare eccessivamente la formula di gioco ma rinfrescandola abbastanza da poter trasmettere la sensazione di qualcosa di molto diverso dal primo The Evil Within e – soprattutto – dal resto delle serie horror uscite durante questi ultimi anni. Nonostante The Evil Within 2 sia migliorato sotto quasi ogni aspetto, è importante specificare che si tratta di un Survival Horror concentrato quasi esclusivamente sull’esplorazione e l’azione, due elementi che potrebbero allontanare i puristi del genere.

 



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