Perception - Recensione

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Perception - Recensione

Devo ammettere che all'annuncio di un nuovo titolo sviluppato da veterani dell'industria provenienti da Bioshock, horror e con una protagonista non vedente, la tentazione di partecipare al Kickstarter fu forte. Concettualmente l'idea è indiscutibilmente interessante, le immagini erano bellissime e l'effetto cecità era reso in maniera davvero affascinante. Per fortuna tutto questo non è cambiato, ora che è finalmente disponibile al pubblico, ma come tanti Kickstarter, anche in quello di Perception si cela qualche magagna.


La località del gioco come la percepisce la protagonista.


L'inizio del gioco è la parte in assoluto più ammaliante: correnti di vento sferzano incessantemente i contorni di una vecchia catapecchia di legno, mostrandocene perfettamente ogni asse di legno, ogni finestra, ogni colonna. Ci lascia “sentire” l'ambiente circostante, privandoci quindi non del tutto della vista, ma solamente del colore.
Una volta entrati, la situazione cambia completamente. Il buio, pesto, ci avvolge, ci circonda, ci imprigiona. L'unico modo per “vedere” ancora è fare abbastanza rumore da sfruttare il rimbalzo delle onde sonore. È così che il bastone diventa unica vera meccanica del gioco, poiché agitandolo o colpendo il terreno si diffondono abbastanza onde sonore da permettere la visione temporanea dell'ambiente. Al costo di attirare creature ostili.
Perception è infatti un horror classico e come tale, non manca di uno spirito malvagio all'interno della struttura, chiamato “presenza”, da cui bisogna nascondersi costantemente.


Non mancheranno strani spiriti ed animali.

Sfortunatamente, l'horror è solamente di superficie. Durante il resto della breve campagna vi sono decine di tentativi per aggiungere ulteriore suspence al gioco, sia tramite il sound design che gli incontri con la presenza, ma tutti – in un modo o nell'altro – falliscono nel creare vera e propria tensione. Meccaniche principali quali il bastone cominciano a stancare già dopo la prima ora, le aree “visibili” sono sempre piuttosto piccolo e vengono “illuminate” per una brevissima durata, obbligando così il giocatore a battere periodicamente il bastone su qualsiasi superficie, ossessivamente, oppure a girare nel buio più totale.
A questo va aggiunto un ritmo non molto equilibrato, con viaggi temporali e sezioni stealth rovinate da alcune meccaniche frustranti – su cui preferisco non fare spoiler – ed una quasi assenza di “brutti incontri” nel momento in cui si decide di giocare discretamente, senza quasi far uso del bastone.
Nei pochi casi in cui si viene irrimediabilmente scoperti e catturati, tra l'altro, si torna ad una zona precisa della casa, senza penalità o caricamenti, permettendo così al giocatore di abusare di questa meccanica per avvicinarsi al proprio obiettivo.


Negli spazi chiusi le onde sonore circoleranno più a lungo.

Conclusione
Dopo aver giocato Perception non si riesce a scrollarsi di dosso l'idea dell'opportunità sprecata. Sotto una bellissima estetica densa di interessanti possibilità ed un viaggio sulla scoperta di sé stessi, si nasconde un'esperienza piuttosto lineare e frustrante, caratterizzata da elementi ripetitivi ed un sound design che non riesce ad essere abbastanza protagonista da sopperire alla mancanza di vista della protagonista. Se proprio vi incuriosisce un'esperienza diversa, acquistatelo ai saldi.


Cosa ci sarà nel buio?



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