High Hell - Recensione

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High Hell - Recensione

Devolver Digital e Terry Vellmann tornano ancora una volta a collaborare con High Hell, uno sparatutto adrenalinico in prima persona, costruito sulle semplici – ma solide - fondamenta di Heavy Bullets e con una colonna sonora composta da Doseone (Enter The Gungeon).


Ogni sequenza di caricamento è un mini-game.

Ritorno alle origini
Nonostante sia uno sparatutto, High Hell è stato privato di quasi tutti gli elementi che contraddistinguono l’evoluzione del genere, riportandolo alle basi: una sola arma, niente munizioni, nessun bisogno di ricaricare ed uno schema di comandi con cui è possibile solamente saltare, calciare ed accovacciarsi. Alla protagonista bastano tre colpi per morire, ma uccidendo i nemici è possibile recuperare una piccola porzione di vita. Questi elementi, mescolati tra loro, obbligano il giocatore a completare il livello in tempi record, sfondando porte e facendo volare cadaveri in meno di 30 secondi. È ovviamente possibile prendersela con calma, sparando dagli angoli o attirando i nemici verso la vostra posizione, ma così facendo si invaliderebbe il senso del gioco, chiaramente pensato per essere il sogno bagnato di ogni speed runner.


Chiaro, no?

L'inferno di Cristallo
Lo scopo della protagonista è distruggere un’azienda chiamata “Pitchcorp”, assaltandone i vari uffici (sempre dislocati in cima a grattacieli) fino ad arrivare in cima alla catena di comando: Bo$$. Non sappiamo quali siano i suoi trascorsi, né cosa abbia fatto la Pitchcorp, né chi sia la protagonista o che tipo di relazione abbia con Bo$$. Perché bisogna evacuare dei cuccioli di cane? Perché Bo$$ ha un aspetto demoniaco? Perché l’inferno vive in cima ai grattacieli?
Potrebbe essere una metafora politica, ma anche una sociale; questo non ci è dato saperlo. L’unica certezza che rimane al giocatore è che tutti devono morire. Nel caso in cui voglia invece approfondire la trama di sfondo, il gioco non si dimentica di gettare suggerimenti sparsi nell’ambiente, come una foto, un disegno, o magari anche una semplice scritta.


Ucciderli non basta, bisogna dare fuoco anche al patrimonio.

A tutto volume
High Hell è un titolo molto, ma molto, corto, in cui lo scopo del giocatore è quello di sfrecciare attraverso venti diversi livelli, per poi ripeterli nuovamente fino ad aumentare la propria efficacia nel completarli. Ogni livello offre sfide ed obiettivi differenti, oltre a situazioni fuori di testa (un campo di calcio all’interno di una stanza) ed un design aperto, ricco di strade alternative più o meno efficaci. Si passa da una semplice missione di sabotaggio ad una di salvataggio, in cui bisogna prelevare delle capre vergini prima che vengano sacrificate. Situazioni psichedeliche a cui fin da subito non darete troppo peso, assuefatti dalla frenesia del gameplay ed ipnotizzati dalla palette di colori acida, su base gialla e rosa. Una sensazione che viene accentuata ulteriormente dalla colonna sonora ritmica, pulsante, aggressiva; High Hell è infatti un titolo “rumoroso” in cui è facile perdersi per ben più della durata necessaria a completarlo; È un viaggio psichedelico in un turbine di violenza e frenesia che ha poco da invidiare agli sparatutto tripla A di recente generazione. Per soli 8,99€.
Se cercate precisione, rapidità e siete dotati di mouse e tastiera (il gioco non supporta i controller), avete trovato il vostro prossimo acquisto.


Una scelta singolare.


Potrebbero esserci solo porte da sfondare e mi divertirei comunque.



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