ECHO - Recensione

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ECHO - Recensione
p> Dopo più di un centinaio di anni, il momento per cui En si è addestrata per tutta la vita è oramai arrivato. Il viaggio è stato lungo, ma per En non sono passati che pochi momenti. Non sappiamo molto sul mondo da cui proviene, ma sappiamo che l’ibernazione è una pratica abbastanza comune per i viaggi interstellari.
Non sappiamo nemmeno chi sia effettivamente En, né cosa contraddistingue la sua razza, chiamata spesso “Resourceful” da Londo, una cinica A.I. della nave, nonché unico compagno di viaggio della ragazza.
Abbiamo però un indizio su cosa desidera: far ritornare in vita una persona importante per entrambi. Sul come, il gioco getta un mistero anche di fronte agli occhi della protagonista.

Un universo sconosciuto
Atterrati su un assurdo pianeta composto da miliardi di cubi interconnessi tra loro fino a raggiungere le profondità delle terre, ma senza alcuna nessuna traccia di chi lo ha costruito, inizia la discesa di En e London in questo inferno di labirinti di marmo e lusso. L’architettura interna del gargantuesco labirinto che copre la superficie del pianeta è infatti un’esagerazione di lusso e sontuosità: colonne classiche, marmo intarsiato, dettagli d’oro e lamapadari di cristallo. Un lusso tanto splendente quanto freddo, morto. Ampi e vuoti corridoi caratterizzano gli enormi spazi del labirinto mentre spuntoni bloccano l’accesso alle porte in cui si è indesiderati. Nonostante ciò, En in realtà non è sola, perché il labirinto ha un’intelligenza propria, un software di difesa di cui lo scopo rimane ignoto. Poco dopo una decina di minuti quelli che prima erano freddi saloni bianchi marmoreei, si riempiono di raccapriccianti figure nere, create dal labirinto stesso per evolversi lentamente in delle copie della protagonista, dei cosiddetti “Echi”.

Apprendimento o emulazione?
Gli “Echi”, nemico che caratterizzerà l’intera durata del gioco, sono quindi delle creature con l’aspetto di En che riservano una dote molto particolare, possono infatti assimilare ed imitare le azioni del giocatore in tempo reale. Il sistema che gestisce l’intera infrastruttura è infatti composto da due fasi: una d’illuminazione, in cui il giocatore viene monitorato, ed una di riavvio, nel quale le luci si spengono ed i dati vengono mandati alle copie. Se quindi durante la prima fase il giocatore aprirà porte, scavalcherà muretti o ucciderà le creature, superato il riavvio dovrà ritrovarsi a che fare con creature in grado di fare altrettanto, compreso sparare o utilizzare gli ascensori.
Questo apprendimento non è però permanente, ma viene bensì resettato all’avvio della fase successiva. Se si evita di correre per un’intero ciclo, i nemici dimenticheranno la capacità appena appresa.
Per quanto si tratti alla fine di una meccanica piuttosto elementare, ancora lontana dal vero apprendimento delle IA, è sicuramente una delle idee più innovative del 2017 ed offre al gioco un risvolto quasi da puzzle game, per il quale ogni singola mossa, che sia anche attraversare l’acqua, va calcolata in anticipo.
Il riavvio del sistema accade infatti ognitre informazioni assimilate dal labirinto, ma è possibile sfruttare piccolissima finestra di tempo durante l’assimilamento in cui agire liberamente senza nessun tipo di conseguenze.

Conclusione
Nonostante la grande soddisfazione che si provi in sfruttare la meccanica dell’apprendimento, il difetto principale del gioco risiede nel flusso di gioco, tanto lento quanto frustrante, con pochissimi punti di salvataggio, sezioni ripetitive ed un level design che – ahimé – non riesce a rinnovarsi lungo tutta la durata del gioco, di per sé già abbastanza breve. Non aiuta moltissimo l'ottimo doppiaggio dei due personaggi, interpretati da Rose Leslie (Game of Thrones) e Nick Boulton.
ECHO è quindi un titolo interessante e originale, un mix tra puzzle, azione e walking simulator, ma anche un titolo da acquistare con cautela.



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