The End? L'inferno fuori: i Manetti Bros., Alessandro Roja e Daniele Misischia presentano il loro horror

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The End? L'inferno fuori: i Manetti Bros., Alessandro Roja e Daniele Misischia presentano il loro horror

The End? L'inferno fuori è l'opera prima del 33enne Daniele Misischia, operatore e regista della seconda unità per i mitii Manetti Bros., ormai sdoganati anche al grande pubblico grazie al successo dei televisivi Coliandro e L'ispettore Rex e ai molti e prestigiosi premi di Ammore e Malavita, che con il film del loro collaboratore inaugurano come produttori la neonata Mompracem. Dopo un'anteprima alla festa del cinema di Roma, The End?, che arriverà in sala il 14 agosto, è stato presentato alla stampa alla Casa del Cinema di Roma dal protagonista Alessandro Roja, dai produttori Marco e Antonio Manetti e dal regista.

Si tratta ovviamente di un'opera di genere, che vede protagonista un antipatico individuo, Claudio Verona, che, mentre si reca a un appuntamento importante nella sua azienda, resta chiuso in ascensore per un guasto. Fuori, intanto, la città di Roma è preda di un'improvvisa e violenta epidemia, e lui, che ha allargato le porte dell'abitacolo quel tanto che basta per vedere ma non per uscire, assiste alla carneficina mentre cerca di salvarsi la vita. Unica location, tranne che per l'inizio e il finale, e molti topoi del genere horror in azione. Non chiamateli, però, zombi: si tratta di infetti, “non sono morti viventi”, dice Misischia “anche il finale è stato cambiato perché non volevamo ricordasse troppo esplicitamente Romero. E poi ogni volta che si fa un film del genere bisogna considerare la sospensione dell'incredulità: quando accadono queste cose in un film non esiste al cinema il genere di zombi e nessuno ne ha mai sentito parlare”.

Marco Manetti presenta Mompracem, che ha già un altro film al montaggio (Tutte le mie notti di Manfredi Lucibello e in preparazione il debutto della loro aiuto regista Milena Cocozza, Letto nr. 6): “La nostra società ha un nome simbolico, siamo un'isola di pirati dentro il dominio straniero, in un mondo del cinema italiano diverso. L'bbiamo fondata insieme a Carlo Macchitella con l'intenzione di fare un cinema nostro, personale, diverso. Con Daniele ci siamo conosciuti a un festival di cortometraggi horror di Livorno, dove siamo giurati fissi, e alla prima eduizione abbiamo visto un suo corto che ci ha colpito, lo abbiamo premiato e conoscendolo abbiamo scoperto un mondo più grande di questi fan movie che aveva fatto, dedicati a Resident Evil e Silent Hill. Ci siamo subito piaciuti perché lui, come noi, è uno che lavora per passione, è diventato il nostro operatore e regista di seconda unità per tre anni e ci ha proposto varie cose, poi è arrivato con questa idea di cui ci siamo tutti innamorati. Lo script era perfetto, siamo intervenuti pochissimo, ci sembrava che fosse il momento e ci siamo buttati con la certezza di puntare su una cosa giusta”.

C'è un riferimento intenzionale a un altro film dei Manetti, sia pure molto diverso, che si svolgeva in un ascensore, Piano 17? “Quando abbiamo scritto il film - dice Misischia – ne avevamo in mente altri, come In linea con l'assassino di Joel Schumacher. Sicuramente c'è stata un'ispirazione anche di Piano 17, ma direi inconscia. Del resto quando ambienti un film in una piccola location puoi inventare poco.”

One man show del film, a parte il contributo di altri attori come Claudio Camilli (e le performance vocali di Marco Manetti e Carolina Crescentini) è l'ex Dandi di Romanzo criminale Alessandro Roja, star di Song è’ Napule dei Manetti, che ama molto le sfide e qua interpreta un personaggio non certo positivo: “Voler essere per forza simpatico e ammiccante mi ha sempre dato un po' fastidio, io provo a fare questo percorso attoriale per divertirmi e stavo comodissimo lì dentro, in un progetto così. All’inizio me lo ha raccontato Antonio, poi l'ho letto tre volte di seguito e per tre volte nello stesso momento mi sono commosso. Non lo considero uno one man show: a parte i miei colleghi, i ragazzi che hanno interpretato gli infetti hanno faticato molto più di me a livello fisico. A un certo punto abbiamo deciso di girare il più possibile in sequenza, a volte gli attacchi arrivavano dove non erano previsti, è stato molto divertente, anche se stancante perché ho passato tantissimo tempo là dentro”.

Sull’attenzione al dettaglio, sempre Roja dice: “Claudio Verona non è Bruce Willis, non è simpatico dall'inizio e non diventa un supereroe, abbiamo cercato di creare dei corto circuiti, di essere onesti nei confronti dello spettatore, la coerenza di questo gruppo è esemplare e questa è una delle cose che mi hanno attirato di più”. Gli fa eco Daniele Misischia: “Con una storia così minimalista bisogna stare molto attenti ai dettagli, che in parte abbiamo studiato prima e in parte realizzato sul set. Quando fai un film che ti limita nei movimenti di macchina sai quasi inconsciamente come girare e raccontare”.

L’uscita ferragostana non è penalizzante? Non è d’accordo Marco Manetti: “Penso che sia un'uscita giusta per questo film, dobbiamo imparare a non metterci in zona di alta competizione, penso che questa sia una buona strategia, mentre spesso tra produttori e distribuzioni c'è un braccio di ferro sbagliato perché i produttori vogliono sempre il top. Ci succede anche in tv, dove Coliandro, che va in onda con successo su Rai 2 da anni, periodicamente ci propongono di spostarlo su Rai 1. Ma perché dobbiamo farlo diventare un insuccesso? Questo è un cinema per appassionati che vanno poco in vacanza. Con noi esce Ant-Man 2 che penso abbia intenzione di andare bene. L'unica cosa negativa – e ci tengo a dirla qua - è fare una conferenza così lontana dall'uscita. Siamo nelle vostre mani, non è che ne parlate oggi e poi più?”.

Almeno con noi di Comingsoon, che ne abbiamo già parlato con un’intervista durante il festival di Roma, questo rischio non si corre, visto che torneremo sull’argomento più in prossimità dell’uscita di The End? L’inferno fuori. .



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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