Ammore e malavita: i Manetti Bros. presentano il musical crime con Giampaolo Morelli

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Ammore e malavita: i Manetti Bros. presentano il musical crime con Giampaolo Morelli

Giampaolo Morelli con un tatuaggio sul collo che guarda intensamente Serena Rossi. Serena Rossi che ha i capelli ricci e canta splendidamente. Carlo Buccirosso che canta un po’ meno bene e fa ridere. Pistolettate e sguardi notturni. Esterni notte e interni giorno. E, guarda un po’, Claudia Gerini che fa la parte della moglie di un boss della Camorra. Immagini veloci. Immagini un po’ pulp che scorrono sullo schermo del Teatro Sociale di Como. Immagini del nuovo film dei Manetti Bros., che non si intitola più Nun è Napule, ma - come se ci tenesse a non essere preso per il sequel di Song’e Napule e quasi fosse una "sceneggiata" - Ammore e malavita. Si tratta di un musical che uscirà probabilmente nei primi mesi del 2017, come ci hanno raccontato i due registi romani. Li abbiamo intervistati chiedendo loro innanzitutto delucidazioni sulla trama.

"Giampaolo Morelli è un killer" - comincia Marco. "E’ stato educato a diventarlo fin da bambino. Fa parte di una cosca criminale e non ha né una vita privata né tantomeno un affetto. Un giorno rincontra quasi per caso, dovendola uccidere, un’infermiera che era la sua fidanzata quando era adolescente, quindi tradisce la sua cosca, che è comandata da Carlo Buccirosso, detto 'o re d’o pesce' perché gestisce criminalmente il mercato del pesce di Pozzuoli. Claudia Gerini è la moglie del personaggio di Buccirosso, si chiama Donna Maria ed è una donna un po’ geniale che ha dato a questa organizzazione mafiosa delle caratteristiche strane, per esempio i killer somigliano a quelli dei film (perché Donna Maria ama il cinema), e quindi sono esperti di arti marziali, sono allenati allo sparo di precisione, alle acrobazie, sono anche un po’ estremi".

"Il film è un po’ la storia di queste due coppie" - aggiunge Antonio - "legate entrambe da ammore vero e desiderose, ciascuna per le proprie ragioni, di abbandonare la vita di criminalità e scappare. Però, per scappare, devono uccidersi a vicenda".

I Manetti Bros. - che amano il cinema di genere e sono fra i pochi a farlo - si sono divertiti a definire Ammore e malavita un musical crime noir napoletano. Le canzoni, dunque, accompagnano i momenti fondamentali ed emotivamente più forti della storia: "Volevamo che si cantasse quando due personaggi stanno per baciarsi" - dice Marco - "quando ci si innamora e quando ci si sta per sparare o addirittura ci si spara. L’elemento musical ci ha permesso di andare sopra le righe anche in delle scene che altrimenti sarebbero risultate troppo violente. Sono rari nella storia del cinema i musical crime, mi viene in mente solo West Side Story".

Anche se i personaggi che abbiamo visto nei pochi minuti in anteprima di Ammore e malavita ci sono sembrati sporchi, minacciosi e cattivi, Marco e Antonio Manetti ci avvertono che li troveremo talvolta comici e che la cifra stilistica e narrativa del film non sarà esattamente il realismo: "Noi non puntiamo mai al realismo" - spiega Antonio. "Puntiamo alla verosimiglianza. Ci piace far finta che i nostri personaggi siano veri, quindi la recitazione è naturale, però lo scopo non è mai realistico. Il messaggio del film non è: a Napoli succede questo. Succede solo nella nostra storia. E’ vero, però, che, per far entrare lo spettatore nella vicenda e per credere noi stessi a ciò che facciamo, spesso raccontiamo personaggi che abbiamo conosciuto, quindi vogliamo che le facce siano vere, anche se poi le portiamo dentro a un universo di totale fantasia. Il musical, più degli altri generi, ci permetteva questa incursione in una dimensione di pura invenzione, di gioco".

"Noi ci teniamo a rendere chiaro fin da ora" - conclude Marco, sempre a proposito dello stile di Ammore e malavita - "che, oltre a non esserci un intento realistico, qui non c’è un intento sociale. Mentre tradizionalmente il noir e il poliziesco in Italia sono un’occasione per fare film che raccontino socialmente la vita di una comunità vessata dal crimine o di una banda di delinquenti, o della polizia o della quotidianità di un magistrato, noi procediamo in maniera opposta e cerchiamo di rendere chiara questa cosa. Nel nostro nuovo film c’è la Camorra, che è una realtà di cui oggi si parla molto sia al cinema che in tv. La nostra è differente. Abbiamo deciso di far cantare i malavitosi in modo che il nostro intento di distaccarci da un discorso impegnato diventasse più evidente".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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